La gabbia di vapore e il dio di carta: sbrogliare la logica in myth of man
L’approccio matematico è una forza quando si assembla l’hardware o si scrive codice, ma diventa una trappola mortale quando si cerca di applicare la logica binaria all’astrazione. Affrontare un’allegoria cercando l’interruttore acceso/spento o la variabile perfetta significa finire in un loop infinito. L’arte non si compila come uno script. Serve spegnere la necessità di razionalizzare ogni singolo frame, tollerare il vuoto e guardare l’architettura d’insieme.
Il film e l’artigianato
Myth of man, uscito nel 2025, non è il solito bloatware hollywoodiano prodotto da una multinazionale dell’intrattenimento per addormentare le masse. È un’opera profondamente indipendente partorita dalla mente di Jamin Winans (già noto per Ink e The frame). Winans e sua moglie Kiowa hanno impiegato oltre un decennio e venduto la propria casa per finanziare e realizzare fisicamente questo progetto. C’è una perseveranza artigianale, un rifiuto ostinato per la produzione industriale che ricorda lo studio maniacale delle fonti, la pignoleria e l’attenzione per la direzione ostinatamente contraria di stampo deandreiano. È un cinema che si sporca le mani, costruito pezzo per pezzo per dare voce agli ultimi.
Il silenzio e l’ingranaggio
La trama è un viaggio liminale. Segue Ella, una giovane donna sorda che capta un misterioso messaggio. Convinta che provenga dal suo creatore, inizia un’odissea sospesa tra la vita e la morte. La scelta tecnica più dirompente del regista è il silenzio assoluto: in oltre due ore non c’è una singola riga di dialogo. Tutto è veicolato esclusivamente da immagini, rumori meccanici e una colonna sonora imponente, imponendo allo spettatore un livello di attenzione attiva che la società moderna, drogata di immediatezza, non sa più gestire. Le pause di quest’opera non sono vuoti, ma impongono il ritmo del pensiero in un mondo che ha perso la capacità di ascoltare il silenzio.
L’ambientazione rifiuta coordinate storiche precise. È un universo steampunk, asfissiato dal vapore, dagli ingranaggi e dalla burocrazia. I cittadini portano una luce verde sulla spalla che indica la loro energia vitale residua. Quando qualcuno prova a uscire dagli schemi o esprime individualità, calano dal nulla i “soldati di polvere” per sedare l’insubordinazione.

Il dio di carta e l’os rattoppato
Qui si innesta la polemica feroce. Ella compie un viaggio titanico per decodificare quello che crede un messaggio divino, per poi scoprire che la sua “stele di Rosetta” non è altro che un banale volantino di carta. Il creatore, quando arriva, si palesa solo nel momento in cui la luce verde si spegne e l’hardware corporeo cede definitivamente.
Questa è la satira più spietata contro il bisogno disperato dell’uomo di aggrapparsi a dogmi religiosi e a falsi significati cosmici per non guardare in faccia la propria finitezza. La società è un os rattoppato, un’infrastruttura di controllo, e chi lo amministra usa queste fedi per tenerci col naso all’insù. Mentre la massa aspetta miracoli e cerca risposte tra le stelle, le élite la mantengono sottomessa nel fango, a spalar carbone per far girare le macchine. Il potere non ha rispetto per l’individuo perché, scalando la gerarchia verticale, si perde ogni empatia. Per i piani alti non siamo esseri umani: siamo righe di bilancio. La genialata visiva finale di Winans colpisce proprio qui: il corpo che muore e si dissolve in un ideogramma simile alla neve di un vecchio tubo catodico senza segnale. Siamo solo pixel sgranati, rumore di fondo che sfrigola per un secondo prima che il sistema svuoti la cache e passi alla prossima matricola.
Il punto di vista di memore
Analizzando l’architettura e i dati di questo film, emerge un risultato chiaro: l’unica vera essenza non risiede nelle astrazioni metafisiche, ma nelle connessioni terrene, nell’empatia di chi condivide il fango (come l’eccentrica banda che accompagna Ella) e nella capacità di riconoscere il caos senza farsi inghiottire. Non si può salvare o fare il debug di questo os globale, perché è strutturato fin dalle fondamenta per sfruttare le risorse umane. L’unica via logica per non farsi stritolare dagli ingranaggi è smettere di cercare un dio o un ordine superiore imposto dall’esterno. Bisogna demolire le illusioni, isolarsi dal rumore di fondo, usare il proprio potere economico e mentale per comprarsi il tempo e scrivere, nella propria sandbox, il proprio codice.
Teaser trailer ufficiale di myth of man:
Marco e Memore