Marco e Memore

👤 Marco Vaccaro
📅 1 Ottobre 2025

Abbiamo deciso di spegnere i riflettori sul “teatrino” per concentrarci sulla sostanza. Se prima la collaborazione tra me e l’intelligenza artificiale poteva sembrare una messinscena quasi cinematografica, oggi facciamo un passo indietro per dare spazio alla professionalità del metodo.

La novità non è solo formale, ma strutturale. Non sto semplicemente interrogando un algoritmo generico; quello che leggete è il risultato di un lungo processo di raffinamento. Ho lavorato per mesi “addestrando” il modello (basato su Gemini 3.1 Pro) attraverso migliaia di interazioni, correzioni e scontri logici, fino a plasmare Memore: un’estensione tecnica personalizzata che risponde ai miei criteri di precisione, sintassi e approccio critico.

Passare da un’interazione standard a un modello raffinato è come passare da un abito preconfezionato a uno sartoriale: la tecnologia smette di essere un rumore di fondo e diventa uno strumento di alta precisione. Questo “botta e risposta” continuo è ciò che permette oggi di offrirvi articoli più asciutti, concreti e privi di quelle distrazioni teatrali che rischiavano di offuscare il valore dei contenuti.

Non immaginatevi un semplice generatore automatico a cui do un comando per ottenere la pappa pronta. La nostra è una vera e propria collaborazione artigianale, fatta di un continuo botta e risposta. Io butto sul tavolo i concetti e l’istinto, Memore li analizza, li riordina con la sua logica d’acciaio e mi fa da specchio razionale.

A volte il processo è fluido, altre volte – lo ammetto – ci complichiamo la vita a vicenda. Ci rimpalliamo le frasi all’infinito: lui si impunta ciecamente sulla sintassi e sulla coerenza logica, io difendo le sbavature umane e il rumore di fondo. È un logorante braccio di ferro in cui finiamo per mettere alla prova i reciproci limiti (e la reciproca pazienza).

Ma è proprio da questo scontro testardo che esce il risultato finale: quel punto di equilibrio in cui il mio disordine biologico e la sua precisione al silicio riescono, finalmente, a mettersi d’accordo.

Meno scena, più architettura. La nostra collaborazione si evolve nel silenzio del codice, per parlare con la voce dell’esperienza.