La città Grigia

👤 MARCO
📅 19 Febbraio 2026

La Città Vecchia 2.0: Gli “Ultimi” nell’Era di Instagram

Se Fabrizio De André potesse leggere queste righe, probabilmente ci manderebbe al diavolo. E sapendo che questo testo è stato elaborato da un’intelligenza artificiale per essere poi dato in pasto a un algoritmo musicale (Suno.ai), l’incazzatura sarebbe inevitabilmente doppia. Lui, con la sua pignoleria assoluta, la perseveranza artistica e lo studio maniacale delle fonti, di fronte a un testo generato in pochi secondi… possiamo solo immaginare la reazione.

Ma mettiamo subito in chiaro una cosa: questo esperimento del nostro laboratorio musicale non ha alcuna presunzione di migliorare o sostituire un capolavoro intoccabile. La città vecchia resta lì, perfetta. L’obiettivo qui è un altro: dimostrare che il palcoscenico della società cambia, ma la miseria e la natura umana restano identiche.

Abbiamo preso l’analogia e il flusso degli eventi del brano originale e li abbiamo calati nel nostro tempo, un “sistema operativo rattoppato” dove la forma muta ma la sostanza sanguina allo stesso modo.

Tutto è stato stravolto per restare uguale:

  • L’ambientazione: I vecchi moli gonfi di odori e carichi di sale lasciano il posto ai blocchi di cemento illuminati dai neon, dove “il buon Dio è su Instagram”.
  • La disperazione quotidiana: I quattro pensionati mezzo avvelenati dal vino sono diventati esodati impietriti tra il Gratta e Vinci, l’ansia e il Lexotan.
  • L’ipocrisia del potere e del perbenismo: Il vecchio professore borghese che va a comprare affetto nei portoni si è trasformato nel manager rampante che striscia la carta di credito, ripulendosi la coscienza in un viale periferico.

Non ci sono più le tremila lire o i calici di vino forte, ma ci sono i pusher, il digitale e l’apatia latente. I tempi sono cambiati, la musica e le parole di questo esperimento sono diverse, ma il messaggio viscerale sopravvive intatto.

Oggi come ieri, la vera sfida non è voltarsi dall’altra parte o giudicare dal caldo del proprio salotto, ma avere il coraggio di guardare in faccia chi vive ai margini, sapendo che:

“Ma se capirai, se li guarderai davvero / Vedrai che il dolore non ha colore, non è bianco o nero / Se non sono gigli, son pur sempre figli / Vittime di questo mondo.”

Eccola:

Di seguito il testo completo originale seguito da quello del nostro esperimento:

La città vecchia:

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
Ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi
Una bimba canta la canzone antica della donnaccia
Quel che ancor non sai, tu lo imparerai solo qui fra le mie braccia
E se alla sua età lei difetterà la competenza
Presto affinerà le capacità con l'esperienza
Dove sono andati i tempi d'una volta, per Giunone
Quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
Quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
Li troverai là col tempo che fa estate e inverno
A stratracannare, a stramaledir le donne, il tempo ed il governo
Loro cercan là la felicità dentro a un bicchiere
Per dimenticare d'esser stati presi per il sedere
Ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
Porteran sul viso l'ombra d'un sorriso fra le braccia della morte

Vecchio professore, cosa vai cercando in quel portone?
Forse quella che sola ti può dare una lezione
Quella che di giorno chiami con disprezzo "pubblica moglie"
Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie
Tu la cercherai, tu la invocherai più d'una notte
Ti alzerai disfatto, rimandando tutto al 27
Quando incasserai, delapiderai mezza pensione
Diecimila lire per sentirti dire "micio bello" e "bamboccione"

Se t'inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell'aria spessa, carica di sale, gonfia di odori
Lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano
Quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano
Se tu penserai e giudicherai da buon borghese
Li condannerai a cinquemila anni più le spese
Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo
La città grigia

Nei blocchi di cemento dove il neon frigge e tace
Il buon Dio è su Instagram, lì forse si compiace
Una ragazzina fuma, lo sguardo sul display
Quel che non ti insegna scuola, lo impari dai play
E se a quindici anni manca l'esperienza
Ci pensa la strada a darti la competenza
Dove sono i tempi, per la miseria ladra
Quando per vendersi almeno si faceva squadra

Un occhio al Gratta e Vinci, l'altro al cellulare
Quattro esodati al bar che non sanno dove andare
Li trovi lì impietriti, tra l'ansia e il Lexotan
A maledire i migranti, lo Stato e il piano fan
Cercano nel fondo di un bicchiere sbeccato
La scusa per scordarsi d'esser stati un vuoto a perdere
Ci sarà euforia, o solo apatia latente
Mentre scivolano piano nel nulla del presente

Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
Se non sono gigli, son pur sempre figli
Vittime di questo mondo

Ehi manager rampante, che cerchi in quel viale?
Forse l'unica merce che non sia digitale
Quella che in ufficio chiami "degrado sociale"
Stasera è la regina del tuo vizio bestiale
Tu la cercherai, la pagherai con la carta
Poi tornerai a casa, la coscienza un po' sarta
Che cuce lo strappo tra il santo e il puttaniere
Bruciando in un'ora il guadagno del mestiere
Per sentirti dire, tra un colpo e un lamento
"Sei tu il mio leone, sei tu il mio tormento"

Se ti spingerai oltre le luci del centro commerciale
Dove l'aria sa di chimica e di rifiuto industriale
Lì ci troverai i pusher, gli avanzi di galera
Quello che ha venduto la madre per una dose, ieri sera
Se tu penserai e giudicherai dal tuo salotto
Li condannerai a marcire nel loro stesso lotto

Ma se capirai, se li guarderai davvero
Vedrai che il dolore non ha colore, non è bianco o nero
Se non sono gigli, son pur sempre figli
Vittime di questo mondo...
Vittime di questo mondo.
Nota sull’esperimento e sul Diritto d’Autore:
Questo pezzo è un puro esperimento concettuale del nostro laboratorio musicale. Musica, melodia e struttura testuale sono state generate da zero e non violano alcun copyright, traslando la narrazione ai giorni nostri. L’unica cosa che abbiamo volutamente e orgogliosamente “rubato” all’originale sono i due versi finali:

“Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo”.

Lo abbiamo fatto perché era artisticamente necessario. È il cuore pulsante del messaggio di De André, il perno attorno a cui ruota il senso stesso dell’esperimento. È una citazione tutelata dalla legge, ma soprattutto è un patrimonio morale che non ha scadenza.