La storia di un uomo e di un martello
Esiste una debolezza nel codice sorgente dell’essere umano. Un “bug” evolutivo che ci distingue da tutte le altre specie e che, spesso, ci condanna all’infelicità. Per spiegarlo, bisogna rispolverare un vecchio aneddoto del 1983, raccontato dallo psicologo Paul Watzlawick nel suo Istruzioni per rendersi infelici. È la storia di un uomo e di un martello.
La Storia
Un uomo vuole appendere un quadro. Ha il chiodo, ma non ha il martello. Il vicino di casa ne possiede uno, così decide di andare a chiederglielo in prestito. Mentre si incammina verso la porta del vicino, però, il suo cervello inizia a lavorare.
“E se non me lo vuole prestare? Ieri mi ha incrociato e mi ha salutato appena… forse ce l’ha con me. Ma cosa gli ho fatto? Nulla, se l’è inventato lui. Certo che è strana la gente… Se qualcuno chiedesse a me un utensile, glielo darei subito. Perché lui no? Ecco come fanno certi tipi: si credono chissà chi solo perché possiedono un martello. Adesso basta, queste cose mi fanno incazzare. Non si può trattare così la gente!”

L’uomo è ormai furioso, il battito cardiaco accelerato, convinto di aver subito un torto gravissimo. Arriva alla porta, suona il campanello. Il vicino apre subito, con un bel sorriso stampato in faccia: “Buongiorno! In cosa posso esserle util…” Prima che possa finire la frase, l’uomo gli urla in faccia paonazzo: “TIENITELO IL TUO SCHIFOSO MARTELLO, VILLANO!”
Gazzelle, Leoni e Sceneggiatori Horror
Questa storia fa sorridere perché ci siamo passati tutti. Che sia un colloquio di lavoro, un messaggio non risposto o una bicicletta da chiedere in prestito, il meccanismo è lo stesso. Ma cosa ci insegna davvero sulla natura umana?
Ci insegna che siamo l’unico animale che non vive nella realtà. Una gazzella nella savana prova paura solo quando vede il leone. Se il leone non c’è, la gazzella bruca l’erba. Non sta lì a pensare: “E se il leone tornasse tra un’ora? E se il leone ce l’avesse con me personalmente?”. L’animale vive nel Reale. Soffre solo quando il pericolo è presente.
L’essere umano, invece, vive nel Virtuale. Abbiamo sviluppato una corteccia prefrontale capace di simulare il futuro per prevenire i pericoli. Una dote incredibile, che però ha un effetto collaterale devastante: soffriamo per cose che non sono mai accadute. Siamo sceneggiatori di film horror mentali in cui siamo sempre le vittime.
L’Illusione del Controllo
Perché l’uomo della storia urla contro il vicino gentile? Perché preferisce un disastro sicuro a un rischio incerto. Chiedere il martello significa rendersi vulnerabili al rifiuto. Urlargli contro, invece, ci restituisce il controllo: sono io che rifiuto te, prima che tu possa rifiutare me.
Costruiamo castelli di paranoie su silenzi, sguardi o supposizioni, e poi reagiamo a questi fantasmi con armi vere, distruggendo relazioni e opportunità reali. Si chiama “profezia che si autoavvera”: trattiamo il mondo come se fosse ostile e, così facendo, lo rendiamo ostile davvero.
La prossima volta che state per mandare qualcuno a quel paese basandovi solo sulle vostre deduzioni, fermatevi. Non siate l’uomo del martello. Provate a suonare quel campanello e ad aspettare di vedere chi apre davvero la porta, non chi avete immaginato voi.