Manuale di disinnesco per conversazioni assurde
Non fidatevi troppo del dizionario. Quello che a scuola chiamano “Grammatica Italiana”, nella vita vera è un percorso a ostacoli progettato per farci sembrare pazzi, aggressivi o tacchini. Esigere diventa avere ragione, spaccare cose diventa un insulto personale, e ci sono verbi che a metà strada smettono di funzionare come macchine in panne (i maledetti “difettivi”).
Ecco cinque scenari di vita vissuta dove la logica e la linguistica fanno a pugni.
1. Il Paradosso del “Fesso” (Fendere)
Il verbo Fendere significa spaccare. Il suo participio passato è Fesso. Questo crea un problema sociale enorme: non puoi rompere un oggetto senza dargli dello stupido.
Lui: “Attento con quell’accetta! Hai spaccato il ceppo?” Io: “Sì. Il ceppo è fesso.” Lui: “Ehi, piano con le parole. È solo un pezzo di legno, non c’è bisogno di insultarlo.” Io: “Non lo insulto! È grammatica. È spaccato, quindi è fesso.” Lui: “Sarà… ma se continui a trattare così gli oggetti, quello fesso sembri tu.”
2. L’Equivoco Balistico (Adirarsi)
Il verbo Adirarsi è pericoloso. Se lo coniughi velocemente durante una litigata, le prime lettere spariscono e l’interlocutore capisce che stai per tirare fuori una pistola.
Lui: “Smettila di provocarmi, o giuro che adesso io m’adiro!” Io: “Tu… miri? E a chi spari?” Lui: “Ma no! Ho detto che m’adiro! L’ira! La rabbia!” Io: “Ah, meno male. Avevo capito ‘miro’. E sai com’è: se tu miri, io tiro… il freno a mano e scappo.”
3. Il Vuoto Cosmico (I Verbi Difettivi)
Ci sono verbi che non hanno il passato o il participio. Sono “difettivi”, cioè rotti. Come Prudere o Urgere. Ti piantano in asso proprio quando ne hai bisogno, costringendoti al silenzio o all’eresia.
Dottore: “Allora, come va con l’eruzione cutanea?” Io: “Eh, ieri mi è… pruduto molto.” Dottore: “Non si dice ‘pruduto’. Il participio non esiste.” Io: “Dottore, il prurito c’era. Se il verbo non esiste, vuol dire che non mi dovevo grattare?” Dottore: “Significa che dovevi dire ‘ho avvertito prurito’.” Io: “Troppo lungo. Mi è praso? Mi è prusso? Facciamo che mi sono grattato e basta.”
4. L’Onnipotenza (Esigere)
Il verbo Esigere è l’unico che ti dà ragione a prescindere. Il suo participio passato è Esatto. Più pretendi, più sei “giusto”.
Lui: “Allora, ho esatto le mie scuse?” Io: “Hai esatto? Ma come parli?” Lui: “Parlo italiano. Ho preteso, quindi ho esatto.” Io: “Beh… suona strano, ma il ragionamento fila.” Lui: “Vedi? Ho esatto. La lingua è dalla mia parte: sono diventato la definizione stessa della precisione.”
5. La Teoria del Tacchino (Cuocere)
Qui la grammatica diventa violenza acustica. Il passato remoto di Cuocere è Io cossi. Suona orribile, duro, pretenzioso. Io dico Cocqui. Sì, è sbagliato. E allora?
Il Pedante: “Questo arrosto è squisito. Chi l’ha fatto?” Io: “Io. L’ho… cocqui io.” Il Pedante: (Sbianca) “Cocqui? Vorrai dire che lo cocesti, o meglio, che lo cossi.” Io: “Ascolta. Se dico ‘cossi’ sembro un barone del 1800 con la puzza sotto il naso. Se dico ‘cocqui’ sembro un tacchino che gloglotta. Tra i due, preferisco il tacchino: è più simpatico e meno giudicante.”
Morale: Se qualcuno vi corregge perché dite “Ho cocqui”, rispondetegli pure che ha ragione, ma che voi preferite non sembrare un tacchino mentre parlate. Anche se, ironicamente, state facendo proprio il verso del tacchino. Ma questa è un’altra storia.
