L’isola dei formattati
[Primo movimento: L’Assedio] Siamo sotto assedio. Il telefono squilla e sai già che dall’altra parte c’è un “Cugino” in preda al panico. È un’ossessione continua. Gente che vive nel terrore di aver “rotto internet” perché ha spento il monitor col gomito. Gente convinta che l’app di Facebook si possa installare nel tostapane, solo perché sul display ha letto la scritta “Java”. Hanno in tasca dispositivi con una potenza di calcolo superiore a quella che ha portato l’uomo sulla Luna, ma ti chiamano in iperventilazione urlando: “Mi hanno hackerato! I russi mi spiano!”. No, non sono i russi. Hai solo cliccato sul banner lampeggiante per vincere un iPhone e installato quattordici toolbar del meteo.
[Secondo movimento: La Verità] A un certo punto, però, bisogna rispondere. Devi prendere in mano la situazione e dirgli la verità, nuda e cruda. Il problema non è il computer. Il problema biologico siede esattamente tra la sedia e la tastiera. È inutile comprare la scheda video da mille euro o sessantaquattro giga di RAM se l’inettitudine è cronica. È come comprare una Ferrari per stare fermi in tangenziale. La triste realtà è che abbiamo in mano un hardware tecnologico perfetto e potentissimo, ma lo facciamo girare su un software umano obsoleto, pigro e che si rifiuta di leggere due righe a schermo.

[Terzo movimento: L’Isola] E siccome non ce la facciamo letteralmente più, qui nel Laboratorio ci siamo inventati la soluzione definitiva. Per pura sopravvivenza mentale. L’abbiamo chiamata: L’Isola dei Formattati. Un esperimento immaginario. Un’area di quarantena geograficamente recintata dove l’orologio è stato bloccato per sempre al 1995. Niente Wi-Fi, niente cloud, solo la rassicurante lentezza di un floppy disk. Lì dentro vivranno sereni e felici, protetti dai loro temibili virus immaginari. E noi potremo finalmente spegnere i telefoni, goderci la musica e lavorare in santa pace.
Ecco il brano: