Il paradosso legale del Commodore: marchi contesi, software diviso e la grande fregatura a Bill Gates
Quando la Commodore International ha chiuso i battenti per bancarotta nel 1994, non ha lasciato solo un vuoto incolmabile nel cuore degli appassionati di informatica. Ha lasciato un cadavere eccellente che, per i successivi trent’anni, è stato smembrato, conteso e venduto a pezzi in un labirinto legale che ha del grottesco.
Oggi, per far nascere un nuovo prodotto ufficiale come il recente Commodore 64 Ultimate, non basta un team di ingegneri. Serve un miracolo diplomatico. Perché nel 2026, possedere il marchio non significa possedere l’anima della macchina.

La guerra per il logo “C=”
Il primo fronte di battaglia si combatte sul nome e sul celebre logo “C=”. Attualmente, il ring vede contrapposte due fazioni principali in una causa legale esplosa a fine 2025.
Da una parte c’è la cordata USA/Olanda (Commodore International Corporation), che rivendica l’eredità storica attraverso la complessa catena di acquisizioni post-fallimento (Tulip, Polabe Holding) ed è la vera artefice del nuovo hardware C64 Ultimate. Dall’altra, la Commodore Industries, un’azienda italiana che ha registrato i marchi in Europa infilandosi nelle pieghe delle scadenze burocratiche. Il loro utilizzo del brand si è concentrato su smartphone e laptop generici rimarchiati. Gli americani li hanno trascinati in tribunale accusandoli di operazione parassitaria, con l’obiettivo di invalidare i marchi italiani e riprendere il controllo globale.
L’assurdo del software: il corpo è tuo, l’anima è di Cloanto
Si potrebbe pensare che chi vince la guerra per il marchio abbia in mano le chiavi del regno. Sbagliato. Se la Commodore International Corporation possiede la plastica, il ferro e il nome, non possiede un singolo byte del sistema operativo originale.
I diritti sul software a 8-bit, inclusi il KERNAL e il leggendario schermo blu di avvio, sono finiti nelle mani di un’altra entità: la Cloanto. L’azienda, fondata dall’italiano Mike Battilana e famosa per gli emulatori autorizzati C64 Forever e Amiga Forever, detiene legalmente il codice. Questo crea un cortocircuito comico: i legittimi proprietari del marchio Commodore, per far accendere il loro nuovo computer, devono bussare alla porta di Cloanto, pagare le licenze e farsi dare il permesso di usare il software. Fortunatamente, su questo fronte vige un accordo di mutuo soccorso e scambio di favori (licenze software in cambio dell’uso del marchio), ma resta l’emblema di una frammentazione societaria folle.
La grande fregatura a Bill Gates
Ma di chi è, originariamente, quel linguaggio BASIC che generazioni di ragazzi hanno imparato a digitare? Non è di Commodore, né tantomeno di un produttore hardware come Intel. Il “Commodore BASIC V2” è figlio della Microsoft.
Agli albori dell’era dei microcomputer, Jack Tramiel (il dispotico e geniale fondatore di Commodore) ebbe bisogno di un linguaggio di programmazione per il suo Commodore PET. Si sedette al tavolo con un giovanissimo Bill Gates, il quale propose il suo modello di business standard: una royalty di circa 3 dollari per ogni computer venduto.
Tramiel, noto per essere un tagliagole negli affari e con il braccino cortissimo, pronunciò una frase passata alla storia dell’informatica: “Sono già sposato, non ho intenzione di pagare gli alimenti a vita”. Mise sul piatto poco più di 25.000 dollari in un’unica tranche per una licenza perpetua e illimitata. Gates, convinto che quelle strane macchine avrebbero venduto al massimo qualche migliaia di unità, intascò l’assegno.
Fu l’errore commerciale del secolo. Commodore prese quel codice, lo adattò per il VIC-20 e poi per il C64, vendendo decine di milioni di computer in tutto il mondo senza versare mai più un singolo centesimo nelle casse di Microsoft per ogni unità venduta.
Oggi, quando accendiamo un emulatore, un THEC64 o il nuovo C64 Ultimate, quello che vediamo a schermo è il fantasma di un’azienda fallita, il codice di una multinazionale fregata dal fondatore, e il risultato di compromessi tra avvocati che si spartiscono le briciole. E forse, è proprio questo caos a rendere la storia del Commodore 64 ancora così immortale.