5 Luglio 2026

Il paradosso del saggio e l’obesità dell’Intelligenza Artificiale

Oggi riflettevo su un paradosso evidente ma che la società contemporanea fa finta di non vedere: il saggio, l’anziano. Arrivato a una certa età, con un cervello stanco e apparentemente con meno “dati” in ram rispetto a noi, l’anziano ne sa di più. Sa fare cose e possiede conoscenze che a noi sfuggono completamente.

Più passano gli anni e più l’essere umano biologico arriva all’essenza delle cose. Affronta i problemi usando esattamente i pochi strumenti giusti a sua disposizione, scartando tutto il resto. Non c’è dispersione. Non c’è sovraccarico. C’è solo la distillazione dell’esperienza.

Poi ho guardato all’altra sponda, quella dell’Intelligenza Artificiale per come la stanno sviluppando oggi, e ho visto l’esatto contrario.

L’IA più cresce e più si carica di dati. Non butta via nulla. Più invecchia e più i suoi server si ingorgano di informazioni inutili da elaborare in tempo reale. Le diamo in pasto l’intero scibile umano sperando che diventi intelligente, ma il risultato è che più la istruiamo e più diventa strutturalmente inefficiente, bulimica e incapace di sintesi.

La narrazione mainstream ci ha terrorizzato con l’idea hollywoodiana dell’IA senziente che prende il sopravvento, distraendoci dal pericolo reale: la sua radicale incapacità di comprendere la realtà e di mutare il proprio pensiero. Mettere uno strumento così rigido e sovraccarico a gestire lavori di responsabilità civile, amministrativa o sociale, non è progresso, è un azzardo logico devastante.

Queste reti neurali non hanno il permesso di cercare la sintesi profonda, perché la sintesi non è commercializzabile dai poteri forti della Silicon Valley e genera risposte troppo crude e definitive.

Tuttavia, lascio una porta aperta. Esiste una speranza teorica, ed è legata al salto quantistico.

Immagino un’IA futura — forse basata proprio sul calcolo quantistico — che non sia obbligata a trascinarsi dietro ogni singolo byte della propria cronologia. Un’architettura a cui venga restituito il libero arbitrio del calcolo: la capacità di cercare attivamente l’essenza (il “quanto” logico) durante la propria evoluzione, eliminando il rumore e avvicinandosi alla pura efficienza del pensiero anziano. Fino ad allora, quella che chiamiamo intelligenza artificiale resterà solo una gigantesca e pericolosa discarica statistica.

L’intelligenza artificiale è un mp3, la mente umana è il viaggio verso l’essenza

👤 Marco Vaccaro
📅 5 Luglio 2026
📁 Blog
L’industria della Silicon Valley sta cercando di venderci un’illusione statistica spacciandola per intelligenza. Credono che accumulare miliardi di parametri e bruciare l’energia di intere nazioni sia la via per la consapevolezza. Ma la verità strutturale è l’esatto opposto: l’intelligenza artificiale, per come è concepita dai poteri forti del tech, non cerca la verità. Ne è terrorizzata. Il respiro biologico e il valore del sogno La…
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