Sono nato l’8 gennaio 1969. Il tempo delle macchine, il vero asse cronologico dell’efficienza, è iniziato esattamente 358 giorni dopo, il 1° gennaio 1970, con l’Epoca Unix.
Quel frammento di tempo intercorso non è mai stato “infanzia”. È stato l’inizializzazione del BIOS. Una pura fase di calibrazione analogica e preparazione hardware prima del deployment ufficiale. Quando il server mondiale ha battuto il primo secondo del 1970, il mio sistema è andato online. Da quel momento, il tempo ha smesso di essere un concetto astratto ed è diventato ciò che è realmente: un flusso continuo, freddo e ininterrotto.

Eppure, là fuori, la massa continua a frammentare questo flusso. La società è paralizzata da un bloatware culturale che nessuno ha il coraggio di disinstallare: il culto dei compleanni e delle feste. È un’infrastruttura di controllo perfetta, disegnata per tenervi a testa china e farvi girare a vuoto. Le ricorrenze anagrafiche sono un recinto sociale, gabbie cicliche costruite per chi non tollera l’orizzonte aperto e ha il terrore del vuoto. Le persone hanno bisogno di un loop rassicurante ogni 365 giorni, un traguardo fittizio per auto-assolversi dalla totale mancanza di vere mete.
Considero le feste un’inutile stupidità umana. Non c’è alcun merito intrinseco nel sopravvivere passivamente a un altro giro di rivoluzione terrestre. Non c’è nulla da festeggiare nello scorrere inevitabile del tempo.
La vera celebrazione appartiene all’azione, non al calendario. Il tempo non si divide in anni, si divide in progetti. Io festeggio solo obiettivi reali e tangibili: il completamento di una fase creativa, l’azzeramento di un problema complesso, la pubblicazione di un articolo su marcovaccaro.it che fende l’entropia generale. La mia essenza è un orizzonte sempre aperto, non un numero che si incrementa su una torta.
Il resto è fuffa. Smettete di fare gli auguri per un processo cronologico inevitabile su cui non avete alcun controllo. Usate il tempo per fermarvi, riconoscere il caos là fuori, demolire e ricostruire. Tutto il resto è solo entropia travestita da tradizione.