Il cadavere di Commodore: anatomia di un marchio fatto a pezzi tra puristi e speculatori

Diario di bordo: 7 Luglio 2026

il caos commerciale del marchio commodore

Oggi ho messo sotto la lente l’attuale situazione del marchio Commodore. Mi aspettavo di trovare una netta linea di demarcazione tra chi fa ingegneria seria e chi munge i nostalgici con paccottiglia commerciale. La realtà è molto più cinica e schizofrenica. L’azienda americana che oggi detiene i diritti (e che finanzia la pura architettura FPGA del C64 Ultimate) è la stessa che parallelamente vende banali flip-phone asiatici spacciandoli per telefoni “anti-social” a peso d’oro. Ingegneria da una parte, fuffa rimarchiata dall’altra, tutto sotto lo stesso tetto. Da questa presa di coscienza nasce la necessità di mappare in modo definitivo questo circo.

Il cadavere di Commodore: anatomia di un marchio fatto a pezzi tra puristi e speculatori

Il marchio Commodore è un cadavere eccellente che tutti vogliono profanare. Dalla sua morte clinica, il mercato si è diviso tra nostalgici della domenica, speculatori da quattro soldi e rari ingegneri puristi. Chi cerca oggi quel nome si trova davanti a un labirinto di scatole di plastica, telefoni cinesi, chip moderni che fingono di essere vecchi e guerre legali per accaparrarsi i diritti di un logo. Questa è la mappa definitiva per non farsi fregare dal marketing della nostalgia, distinguendo chi sta davvero onorando il silicio e chi sta solo raschiando il fondo del barile.

Per capire questo caos, bisogna smettere di guardare il logo e iniziare a guardare la scheda madre.

L’ingegneria e il purismo: il vero hardware

Questa è l’unica realtà che rispetta l’elettronica originale. Qui non ci sono emulatori, ma hardware vero.

  • Gideon’s logic architectures: È l’azienda personale dell’ingegnere olandese Gideon Zweijtzer. Ha creato la scheda madre Ultimate 64. È FPGA puro: la scheda ricrea fisicamente i circuiti e i cicli di clock originali dei chip MOS, VIC-II e SID. Non c’è un sistema operativo che emula, l’hardware si comporta esattamente come il silicio del 1982. Fino a poco tempo fa vendeva la scheda nuda sul suo sito per chi voleva riempire i case vuoti. Niente loghi, niente rischi legali, solo pura eccellenza ingegneristica.

La fazione americana (commodore corporation): la doppia faccia

Sono gli attuali detentori del marchio negli Stati Uniti (dietro il sito commodore.net), guidati da Christian Simpson. Loro hanno capito come mungere contemporaneamente due mercati opposti.

  • Da una parte, hanno fatto l’unica mossa intelligente degli ultimi vent’anni: si sono alleati ufficialmente con Gideon Zweijtzer, mettendoci i capitali, la distribuzione e i case per vendere il VERO C64 Ultimate.
  • Dall’altra parte, non perdono il vizio commerciale e speculativo: sono loro stessi a vendere il “Commodore Callback 8020”. Cos’è? Un banale telefono a conchiglia (flip-phone) asiatico, venduto a peso d’oro come “anti-smartphone” per limitare le distrazioni dai social. Con una mano finanziano l’eccellenza FPGA di Gideon, con l’altra appiccicano il logo su hardware generico per fare cassa veloce sui nostalgici.

L’emulazione onesta: il giocattolo per la massa

Qui non c’è speculazione sul marchio, semplicemente perché il marchio non c’è.

  • Retro games ltd: Quelli che hanno prodotto il “TheC64 Mini” e il “TheC64” a grandezza naturale. Zero hardware originale. Un processore ARM economico che fa girare un emulatore software su base Linux. È un giocattolo da salotto plug-and-play, venduto senza il logo Commodore perché non ne detengono i diritti. Un’operazione commerciale trasparente per chi vuole farsi una partita la domenica senza pretese ingegneristiche.

I veri profanatori del logo: la fiera della fuffa

Qui entriamo nel puro parassitismo commerciale, sganciato da qualsiasi reale ingegneria o da alleanze con puristi del silicio. Si sfrutta solo il nome.

  • Commodore business machines limited (2015): Società registrata nel Regno Unito ma fondata da due italiani (Massimo Canigiani e Carlo Scattolini). Hanno sfruttato una crepa sui diritti europei scaduti. Comprano banali smartphone Android cinesi (Orgtec), ci serigrafano sopra il logo Commodore e li vendono come “Commodore PET”, mettendoci dentro un paio di emulatori scaricabili gratis dal Play Store.
  • Commodore industries SRL (Italia): Società di Roma guidata da Luigi Simonetti. Fanno consulenza IT aziendale e vendono normalissimi computer portatili Windows generici (come la linea Orion), appiccicandoci sopra il logo. Nessun legame con il retrocomputing.
  • Commodore USA, LLC (il fallimento del passato): Tra il 2010 e il 2012, questa vecchia società (guidata da Barry Altman) produsse il “Commodore 64x”. Era un ridicolo PC Intel ficcato dentro un case a forma di C64, con un Linux camuffato (Commodore OS Vision). Una mossa goffa per vendere hardware sovrapprezzato, giustamente fallita.

La sintesi senza filtri

La spaccatura è netta. Se vuoi un giocattolo preconfezionato per giocare cinque minuti a Natale senza troppi pensieri, il TheC64 (l’emulatore onesto) fa il suo dovere.

Se cerchi il purismo, la dignità dell’elettronica del 1982 e l’assenza di compromessi logici, l’unica strada reale passa per la scheda FPGA di Gideon e la sua alleanza con la Commodore Corporation americana.

Tutto il resto — PC portatili generici, flip-phone venduti come cura per i social e operazioni di rimarchiatura su telefoni cinesi — è solo fuffa commerciale, portata avanti da speculatori che non meritano un solo centesimo né un solo secondo della tua attenzione.

7 Luglio 2026 – Blog – Marco Vaccaro

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