13 Luglio 2026

Il collo di bottiglia e il protocollo a blocchi

È un bel po’ che mi bazzica per la testa l’idea di realizzare un protocollo a blocchi. L’obiettivo è distruggere questo concetto obsoleto dei sistemi operativi a finestre. Interfacce strutturate come matrioske, file system complicati e ridondanti dove il dato sprofonda letteralmente nell’abisso di directory inutili, costringendo il sistema a rimanere in un perenne stato di allerta e di attesa attiva.

Il primo vero ostacolo, però, arriva dalla radice fisica: la cpu. Per applicare una logica del genere mi sono chiesto se esistessero già architetture hardware in grado di assecondare un approccio modulare e totalmente asincrono. L’articolo appena scritto su marcovaccaro.it nasce esattamente da questa necessità. Parla di processori event-driven, macchine progettate per stare zitte e spente, che si accendono solo quando l’evento lo richiede.

È la quadratura del cerchio. Pensare a un ambiente di lavoro strutturato su moduli isolati e microkernel, sfruttando un paradigma nativo come WebAssembly per rompere il concetto classico di desktop, viene castrato in partenza se sotto hai un silicio progettato per macinare cicli a vuoto. Il software a blocchi ha un disperato bisogno di hardware capace di rispettare il silenzio.

Perché l’informatica moderna brucia energia per non fare nulla

👤 Marco Vaccaro
📅 14 Luglio 2026
📁 Blog
La dittatura del clock e il dogma della forza bruta L’industria tecnologica ci ha convinti che la potenza di un computer si misuri in GHz, teraflop e cicli di istruzioni al secondo. Ma c’è un bug logico fondamentale in questo ragionamento: la stragrande maggioranza di questi cicli gira a vuoto. I sistemi attuali si basano su un’architettura sincrona. Esiste un clock centrale, un metronomo che…
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