Il vinile del 1984
Se chiudo gli occhi sento ancora l’odore di quella stanza nel 1984 e il graffio della puntina sul vinile. Eravamo in pochi a conoscere Loy e Altomare. Il loro album del 1979 viaggiava fuori dai radar radiofonici, un segreto che ci passavamo tra amici. Eppure, per mesi, ha accompagnato i nostri pomeriggi: avevamo un bisogno disperato di parole che non girassero intorno ai problemi, ma li centrassero in pieno.
Oggi, a quasi cinquant’anni di distanza, mi è tornata in testa una traccia precisa: La terra dell’oro. Ho preso quelle strofe, ho tolto il filtro della nostalgia e le ho sbattute a forza nel fango del nostro presente. Il risultato è una secchiata d’acqua gelida.
Quella che all’epoca ci sembrava solo la fotografia ruvida di un momento storico, col tempo si è rivelata una profezia spietata. Questa canzone non è un pezzo da antiquariato. È maledettamente viva, ti fissa negli occhi e ti costringe a chiederti se hai davvero imparato a stare al mondo, o se sei diventato anche tu parte di quel triste cazzeggio che da ragazzo schifavi.