L’ostaggio digitale
Sei a casa di un cliente. Il computer è nuovo, sul tavolo c’è ancora il polistirolo e l’unica richiesta è legittima, elementare, sacrosanta: “Voglio solo accenderlo e lavorarci, senza regalare i miei dati a nessuno”. Una richiesta umana che si scontra con il muro di gomma di Redmond. Oggi l’ennesimo sistema operativo ha provato a bloccarmi la giornata con il solito ricatto burocratico: o ti registri e ti allinei al recinto, oppure quella macchina che hai profumatamente pagato resta un pezzo di plastica inerte.
Siccome il tempo è l’unico vero lusso che ci rimane e non ho intenzione di perderne per assecondare le pretese di un consiglio di amministrazione oltreoceano, ho dovuto estrarre la solita chiave universale per scassinare la porta sul retro.
Nasce da questo travaso di bile quotidiano la guida che segue. Dedicata a chi vuole ancora essere il padrone assoluto delle proprie scelte e dei propri strumenti, senza intermediari non richiesti.