Oggi mi sono ricordato del mio Amiga 1200. Sì, proprio il 1200: aveva già il chipset AGA e mi faceva sentire un privilegiato.
In quel periodo i browser e internet erano una realtà embrionale, un web pesante e primitivo. L’Amiga no. Nel pieno dell’informatizzazione di massa, quella macchina era una scheggia, forse la più veloce in circolazione. I giochi giravano su floppy disk: una marea di titoli, per lo più piratati. All’epoca la legge sul copyright del software era un concetto quasi inesistente, tanto che persino i dischetti allegati alle riviste in edicola erano craccati.
Su Amiga, però, non giravano solo videogame. C’erano foto, demo, applicazioni e musica. Non tracce statiche come gli .mp3, ma brani composti in tempo reale con veri e propri tracker (il formato .mod, una struttura logica ancora attuale di cui parleremo).
Il vero punto di forza era la multimedialità: animazioni fluide e grafiche animate che non intaccavano l’esecuzione del suono, perché gestite da chip dedicati separati dalla CPU. La scoperta di software come Scala MM e Cando mi aprì le porte verso un mondo nuovo. Paradossalmente, era l’embrione di ciò che oggi è il web, ma con un’attitudine molto più all’avanguardia per i suoi tempi. Si creavano presentazioni animate e scritte girevoli temporizzate. Era l’inizio di una nuova era.
L’articolo di oggi è un approfondimento e un’analisi tecnica sull’evoluzione del multimedia. Metteremo a confronto i vecchi software di authoring degli anni ’90 con i browser moderni, esplorando un vero e proprio paradosso temporale: grazie a tecnologie come WebAssembly, Canvas 2D e Flutter, il web sta abbandonando i limiti dei tradizionali linguaggi di scripting per ritornare a quel concetto originario di gestione grafica nativa e immediata che l’Amiga aveva anticipato trent’anni fa.