{"id":2325,"date":"2026-07-12T10:00:10","date_gmt":"2026-07-12T08:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/marcovaccaro.it\/?page_id=2325"},"modified":"2026-08-26T15:50:04","modified_gmt":"2026-08-26T13:50:04","slug":"la-vera-storia-della-commodore","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/marcovaccaro.it\/old\/blog\/la-vera-storia-della-commodore\/","title":{"rendered":"La vera storia della commodore"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column has-pale-cyan-blue-background-color has-background is-layout-flow wp-container-core-column-is-layout-cefe4b43 wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"padding-top:var(--wp--preset--spacing--50);padding-right:var(--wp--preset--spacing--60);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--50);padding-left:var(--wp--preset--spacing--60)\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Diario di bordo: 12 Luglio 2026<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ascesa e schianto di un impero<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei giorni scorsi ho riflettuto su come il marchio Commodore e l\u2019eredit\u00e0 del C64 siano stati sfruttati in modo esagerato e confuso. Oggi, per\u00f2, sistemando i pensieri mi sono fatto una domanda diversa: come \u00e8 nata esattamente un\u2019azienda capace di generare quei numeri, e come ha fatto un colosso con una simile potenza di calcolo all\u2019epoca a schiantarsi contro un muro in cos\u00ec poco tempo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per rispondere a questo interrogativo ho messo insieme l\u2019articolo che segue. Cercando i veri motivi dietro la fine di quell\u2019epoca, ho capito che la tecnologia non c\u2019entra nulla. La storia si divide in due blocchi netti: da una parte l\u2019istinto di sopravvivenza puro e l\u2019ingegneria brutale, dall\u2019altra l\u2019avidit\u00e0 di chi pensa solo a mungere il sistema senza costruire niente.<a href=\"https:\/\/marcovaccaro.it\/blog\/la-vera-storia-della-commodore\/\"><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La vera storia della commodore<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jack Tramiel non era un ingegnere colto, era un ebreo polacco sopravvissuto ad Auschwitz. Questa non \u00e8 un&#8217;informazione di contorno, ma la chiave di lettura per capire l&#8217;intera strategia della Commodore. Quando fond\u00f2 l&#8217;azienda a Toronto nel 1955, dopo aver riparato macchine da scrivere per l&#8217;esercito americano nel Bronx, aveva una sola regola: &#8220;il business \u00e8 guerra&#8221;. Non gli interessava creare un salotto per intellettuali dell&#8217;informatica, voleva annientare i concorrenti. Dopo essere passato alle calcolatrici elettroniche negli anni &#8217;70, cap\u00ec in fretta che dipendere dai fornitori esterni per i chip era un suicidio commerciale, specialmente quando aziende come Texas Instruments iniziarono a vendere i propri prodotti a prezzi inferiori rispetto ai componenti nudi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il colpo di genio: l&#8217;acquisizione di mos technology<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1976 avviene la mossa che cambia la storia. Tramiel tira fuori 800.000 dollari e compra la MOS Technology. L\u00ec dentro c&#8217;era Chuck Peddle, la mente dietro al processore MOS 6502. Mentre giganti come Motorola e Intel facevano pagare i loro chip centinaia di dollari, Peddle era riuscito a creare un capolavoro di silicio venduto a 25 dollari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il MOS 6502 diventa la spina dorsale di un&#8217;epoca. Padroneggiare quell&#8217;architettura esigeva un approccio da puristi. Sviluppare in Assembly puro, dovendo gestire limiti fisici brutali come i miseri 128 byte di RAM dell&#8217;Atari 2600 e arrivando a sincronizzare il codice direttamente sul raggio catodico (il <em>racing the beam<\/em>), richiedeva un&#8217;eccellenza intellettuale assoluta. Era un&#8217;ingegneria del silicio basata sull&#8217;ottimizzazione estrema e sulla pulizia strutturale del codice, un mondo in cui le scorciatoie e i motori grafici pre-confezionati non esistevano. C&#8217;era solo il programmatore e il metallo nudo della macchina.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il massacro dei prezzi: vic-20 e commodore 64<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forte della propria fonderia di chip, Tramiel scaten\u00f2 l&#8217;inferno. Con il lancio del VIC-20 nel 1981 e soprattutto del Commodore 64 nel 1982, inaugur\u00f2 una guerra dei prezzi spietata. Lo slogan era chiaro: computer per le masse, non per le classi. Tramiel rimosse i computer dalle vetrine dei negozi specializzati e li sbatt\u00e9 nei grandi magazzini e nei negozi di giocattoli. Distrusse l&#8217;aura elitaria dell&#8217;informatica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sotto la scocca del C64, oltre al MOS 6510, c&#8217;era un miracolo hardware: il chip SID (Sound Interface Device). Progettato dall&#8217;ingegnere Robert Yannes, il SID non si limitava a emettere i &#8220;beep&#8221; dei sistemi concorrenti. Era un vero e proprio sintetizzatore analogico tre oscillatori inserito in un ambiente digitale. Trasform\u00f2 un computer domestico in uno strumento musicale professionale e vendette 17 milioni di unit\u00e0. Nessun altro home computer ha mai raggiunto questi numeri.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;amiga e il declino manageriale<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il seme del disastro viene piantato nel 1984. Irving Gould, il principale finanziatore della Commodore, caccia Jack Tramiel per divergenze insanabili. Tramiel se ne va, compra la Atari e giura vendetta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senza la sua guida, Commodore diventa preda di dirigenti inetti. Nel 1985 la societ\u00e0 compie il suo ultimo, vero capolavoro: acquisisce l&#8217;Amiga. Progettata da Jay Miner, l&#8217;architettura a 16 bit dell&#8217;Amiga 1000 era aliena per l&#8217;epoca. Mentre i PC basati su MS-DOS faticavano a mostrare qualche colore su riga di comando, l&#8217;Amiga offriva un vero multitasking preemptive e gestiva l&#8217;elaborazione grafica e sonora con co-processori dedicati (Agnus, Paula e Denise), liberando la CPU principale. Era avanti di dieci anni rispetto a Windows.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il suicidio aziendale<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;hardware eccezionale non pu\u00f2 nulla contro l&#8217;avidit\u00e0. Irving Gould e successivamente Mehdi Ali, due finanzieri senza la minima visione tecnica, presero il controllo totale. Invece di investire aggressivamente per fare dell&#8217;Amiga lo standard mondiale, scelsero la via del parassitismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tagliarono sistematicamente i fondi alla ricerca e sviluppo per intascarsi premi e dividendi milionari. L&#8217;Amiga venne commercializzata in modo schizofrenico: a volte venduta come macchina da ufficio per contrastare IBM, a volte come console da gioco, confondendo il mercato. I modelli successivi, come l&#8217;Amiga 500 o il 1200, campavano di rendita sulla genialit\u00e0 dei progetti originali, con aggiornamenti tecnici minimi. Mentre l&#8217;industria dei cloni PC avanzava come un rullo compressore, abbassando i costi e migliorando gli standard, Commodore rimase a guardare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"559\" src=\"https:\/\/marcovaccaro.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/mamager-commodore-1024x559.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2328\" style=\"width:1200px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/marcovaccaro.it\/old\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/mamager-commodore-1024x559.jpg 1024w, https:\/\/marcovaccaro.it\/old\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/mamager-commodore-300x164.jpg 300w, https:\/\/marcovaccaro.it\/old\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/mamager-commodore-768x419.jpg 768w, https:\/\/marcovaccaro.it\/old\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/mamager-commodore-1536x838.jpg 1536w, https:\/\/marcovaccaro.it\/old\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/mamager-commodore-2048x1117.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La bancarotta arriv\u00f2 ad aprile del 1994. Non fu causata dall&#8217;incapacit\u00e0 degli ingegneri, ma dall&#8217;ignoranza di una classe dirigente che ha smontato pezzo per pezzo un impero tecnologico pur di massimizzare i profitti a breve termine.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns has-border-color has-cyan-bluish-gray-background-color has-background is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-2a38a0d9 wp-block-columns-is-layout-flex\" style=\"border-color:#1a5f7a;border-top-left-radius:37px;border-top-right-radius:37px;border-bottom-left-radius:37px;border-bottom-right-radius:37px;padding-top:var(--wp--preset--spacing--60);padding-right:var(--wp--preset--spacing--60);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--60);padding-left:var(--wp--preset--spacing--60)\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\">Sfatiamo subito un mito, perch\u00e9 in questa storia c&#8217;\u00e8 un dettaglio fondamentale che rende il tutto ancora pi\u00f9 crudo: <strong>Jack Tramiel non aveva un centesimo di famiglia.<\/strong> Era partito letteralmente da sotto lo zero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-2 wp-block-paragraph\">Non parliamo del classico ragazzino della Silicon Valley cresciuto nel garage dei genitori borghesi. Tramiel era un sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti di Auschwitz e Ahlem. Quando arriv\u00f2 negli Stati Uniti nel 1947, non parlava una parola di inglese. Ha fatto il tuttofare, ha guidato il taxi e ha imparato a riparare macchine da scrivere nell&#8217;esercito americano. Il primo negozio lo apr\u00ec usando un prestito per veterani dell&#8217;esercito. Nessun fondo fiduciario, nessuna spinta da pap\u00e0. Solo pura fame e istinto di sopravvivenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-3 wp-block-paragraph\">Quando nel gennaio del 1984 Irving Gould lo cacci\u00f2 dalla Commodore, Jack Tramiel pianific\u00f2 la sua vendetta. E lo fece applicando l&#8217;unica regola che conosceva: <em>il business \u00e8 guerra<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4 wp-block-paragraph\">Uscito dalla Commodore, Tramiel fond\u00f2 una societ\u00e0 chiamata Tramel Technology (tolse la &#8216;i&#8217; dal cognome per evitare che la gente lo pronunciasse male) e port\u00f2 con s\u00e9 una schiera di ingegneri fedelissimi. Voleva creare un nuovo computer a 16 bit per schiacciare la sua ex azienda. Gli serviva per\u00f2 un&#8217;infrastruttura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5 wp-block-paragraph\">Nel 1984, il mercato dei videogiochi era appena imploso (il famoso &#8220;Crash del 1983&#8221;) e la divisione computer\/console di Atari stava facendo perdere milioni di dollari al giorno alla sua controllante, la Warner Communications. La Warner era disperata. Tramiel fiut\u00f2 di nuovo l&#8217;odore del sangue: si present\u00f2 e compr\u00f2 la divisione consumer di Atari dando in cambio praticamente solo cambiali (pagher\u00f2) e opzioni azionarie. Con un pugno di mosche aveva appena acquisito uno dei marchi pi\u00f9 famosi al mondo. Nacque cos\u00ec la <strong>Atari Corporation<\/strong>&#8230;. ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia!<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">12 Luglio 2026 &#8211; <a href=\"https:\/\/marcovaccaro.it\/old\/blog\/\">Blog<\/a> &#8211; Marco Vaccaro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario di bordo: 12 Luglio 2026 Ascesa e schianto di un impero Nei giorni scorsi ho riflettuto su come il marchio Commodore e l\u2019eredit\u00e0 del C64 siano stati sfruttati in modo esagerato e confuso. 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