Il jingle della Robiola Osella e la storia di una melodia del seicento

Diario di bordo: 13 Giugno 2026

Robiola Osella: molto più di un semplice jingle.

Oggi è stata una di quelle classiche domeniche in cui il tempo sembra dilatarsi e si finisce per perdersi nei meandri della rete. Mentre vagavo senza una meta precisa su YouTube, lasciandomi trascinare pigramente dall’algoritmo tra un video e l’altro, mi sono improvvisamente imbattuto in un frammento del mio passato: il vecchio, iconico spot della Robiola Osella.

È bastato un attimo, la vista di quei paesaggi di campagna e i primi accordi di quella melodia inconfondibile, per essere catapultato indietro nel tempo. Ricordo che adoravo letteralmente quel formaggio — ne amavo la freschezza e il sapore genuino — ma la vera magia era tutta in quella colonna sonora. Una canzoncina dolce, rassicurante e incredibilmente familiare, di quelle che ti si aggrappano alla mente e finisci per canticchiare per il resto della giornata senza nemmeno accorgertene.

Riascoltandola oggi, però, non ho provato solo nostalgia. Mi è scattata una scintilla di curiosità che non potevo ignorare. Mi sono reso conto che, pur conoscendo quel motivetto a memoria fin da quando ero bambino, non avevo la più pallida idea di chi l’avesse composto o da dove provenisse. Possibile che un brano così bello e strutturato fosse “soltanto” un jingle commerciale inventato a tavolino per vendere formaggio?

Così, guidato dai ricordi e da una sana dose di testardaggine, ho deciso di trasformare questa pigra domenica in una piccola indagine. Ho passato le ultime ore a scavare a fondo sul web per scoprire la vera storia e le origini di quel brano. E quello che è saltato fuori si è rivelato un viaggio affascinante, che mi ha portato ben lontano dalle valli piemontesi, dritto fino al 1600…

Il jingle della Robiola Osella e la storia di una melodia del seicento

Dietro gli spot pubblicitari più riusciti non c’è sempre un compositore chiuso in studio a inventare note dal nulla. Spesso, le scelte più brillanti ed efficaci dal punto di vista comunicativo consistono nell’attingere a un patrimonio musicale già esistente e radicato. È esattamente quello che è successo con la storica pubblicità della Robiola Osella, la cui melodia si è fissata in modo indelebile nella memoria collettiva.

Per anni molti hanno creduto che quel motivetto fosse un jingle originale, commissionato su misura per evocare la tranquillità della campagna piemontese e la genuinità del prodotto. La realtà è diversa e decisamente più affascinante. L’agenzia pubblicitaria ha scelto di utilizzare un brano tradizionale, andando a pescare nel profondo del folklore europeo.

La melodia originale si intitola “The water is wide”, conosciuta in alcune varianti anche come “O waly waly”. Non si tratta di un semplice ritornello, ma di un canto popolare le cui origini si perdono tra il 1600 e il repertorio folk irlandese, scozzese e inglese. La sua struttura musicale è dolce, accattivante e capace di trasmettere un senso immediato di familiarità. Abbinarla alle immagini della natura e a un prodotto caseario è stata una mossa di marketing logica e funzionale, realizzata attraverso la normale acquisizione dei diritti di sincronizzazione.

La forza di questa melodia sta proprio nella sua incredibile solidità. Nel corso dei decenni, le stesse note che accompagnano il formaggio spalmabile sono state utilizzate nei contesti più disparati. Il brano è stato inserito in raccolte per bambini come la “Ninna Nanna Celtica” della Fisher Price, in compilation per matrimoni e persino all’interno di colonne sonore cinematografiche, come in “The River Wild – Il fiume della paura” e ne “Il Bounty”.

Il dettaglio più interessante, però, riguarda il suo utilizzo in ambito ecclesiastico. Quella stessa sequenza di note, nata secoli fa e finita in televisione tra i blocchi pubblicitari, viene regolarmente cantata durante le liturgie con il testo adattato e il titolo “E’ giunta l’ora”. È la dimostrazione di come una composizione possa evocare con la stessa naturalezza sia il raccoglimento spirituale che il calore della tavola.

Infine, c’è la curiosità storica sull’esecuzione italiana dello spot. La paternità di quella voce, rassicurante e in perfetta sintonia con l’atmosfera rustica, è contesa tra due volti noti dello spettacolo italiano: Claudio Lippi e Ricky Gianco. Un pezzo di storia della televisione che ha saputo prendere un antico canto e trasformarlo in un appuntamento fisso per milioni di persone, confermando che le idee migliori, a volte, esistono già da quattrocento anni.

2 Agosto 2026 – Blog – Marco Vaccaro

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